Cerca
  • Avv. Federica Annoni

Il Parlamento europeo approva la direttiva sul diritto d'autore nel mercato unico digitale.


Interessi contrapposti


Il 26 marzo scorso il Parlamento europeo ha approvato la proposta di direttiva della Commissione Europea contenente le nuove regole sul diritto d'autore nel mercato unico digitale.


L'approvazione del testo, formulato dalla Commissione europea nel 2016, è intervenuta dopo tre anni di negoziati e solo a seguito di numerosi emendamenti.


La direttiva ha, infatti, spaccato il Parlamento europeo, vedendo contrapposte due fazioni.


Da una parte, si schierano i sostenitori del mondo di autori ed editori, che difendono gli interessi dei titolari dei diritti sui contenuti, ovvero di chi produce le opere d'arte e l'informazione, ma anche di editori, case cinematografiche e major musicali.


Sull'altro fronte, troviamo gli interessi dei grandi colossi tecnologici e dei gestori delle piattaforme di condivisione come Facebook e Youtube, che fondano il proprio business sulla pubblicazione di contenuti gratuita, accusati di non provvedere al pagamento di un equo compenso per i creatori dei contenuti.


Infine, ma non da ultimi, gli utenti della rete, la comunità di Wikipedia e le associazioni free software che, temendo compressioni della libertà di espressione, si battono affinchè la rete rimanga uno spazio di libertà e di fatto sostengono la posizione delle grandi piattaforme di comunicazione, pur provenendo da modelli di business totalmente differenti.


Obiettivi


La riforma intende aggiornare una regolamentazione sul copyright ferma ad un testo del 2001, eliminando la frammentazione delle regole tra i 28 stati membri e dotando per la prima volta l'Europa di chiare regole comuni.


Il legislatore europeo ha scelto di intervenire mantenendo in vigore ed integrando le norme che attualmente regolano il diritto d'autore, tra cui la Direttiva 96/9/CE relativa alla tutela giuridica delle banche di dati, la Direttiva 2000/31/CE sul commercio elettronico e la Direttiva 2001/29/CE.


Come si legge nel Considerando 3, l'intervento è stato dettato dall'esigenza di adeguare le norme esistenti ai rapidi sviluppi tecnologici, che "continuano a trasformare il modo in cui le opere e altri materiali sono creati, prodotti, distribuiti e sfruttati, mentre emergono costantemente nuovi modelli di business e nuovi attori". La nuova direttiva permetterà di adeguare il diritto d'autore all'evoluzione tecnologica del XXI secolo, "salvaguardando un elevato livello di protezione del diritto d'autore e dei diritti connessi".


Tra gli obiettivi di politica economica della direttiva vi è quello di sottoporre i giganti di internet (ed in particolare Youtube, Facebook, Google) al pagamento dei diritti d'autore per i contenuti (video, musica, articoli giornalistici) diffusi sulle loro piattaforme.


La definizione di "prestatore di servizi di condivisione di contenuti online"


Tra i primi interventi innovatori troviamo l'attività definitoria di cui all'art. 2 della Direttiva, ed in particolare il paragrafo 6, in cui il legislatore europeo si è preoccupato di definire chi sia "prestatore di servizi di condivisione di contenuti online: un prestatore di servizi di della società dell'informazione il cui scopo principale o uno dei principali scopi è quello di memorizzare e dare accesso al pubblico a grandi quantità di opere protette dal diritto d'autore o altri materiali protetti caricati dai suoi utenti, che il servizio organizza e promuove a scopo di lucro".


Risulta chiaro che i destinatari delle misure introdotte dal legislatore europeo siano le grandi piattaforme come Facebook e Youtube, il cui modello di business presuppone la condivisione di contenuti, alcuni o molti dei quali protetti da diritti d'autore, da parte degli utenti.


La direttiva si preoccupa di ridurre il contenuto della definizione, escludendo diverse ipotesi, tra cui, in particolare le enciclopedie online senza scopo di lucro (come Wikipedia, che si era opposta con diverse manifestazioni di protesta contro l'approvazione della direttiva in questione), i repertori didattici e scientifici senza scopo di lucro, le piattaforme di sviluppo e di condivisione di software open source, i mercati online e la maggior parte dei servizi cloud.


Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico online


Un'altro intervento che ha fatto molto discutere è quello confluito nell'art. 15 della Direttiva, relativo alla "protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo online", il quale sancisce il diritto esclusivo degli editori di giornali controllare la riproduzione e comunicazione "per l'utilizzo online delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico da parte di prestatori di servizi della società dell'informazione."(art. 15, par. 1).


A far da sfondo alla discussione in merito a tale disposizione troviamo, da una parte, un mercato editoriale che vede una forte diminuzione della vendita dei giornali a fronte di un corrispondente enorme incremento dell'informazione online, in mano alle grandi piattaforme, dall'altra, una comunicazione digitale che ormai passa attraverso PC e smartphone, nonchè i social networks, e che è tipicamente fatta di brevissime notizie e commenti.


Le pubblicazioni di carattere giornalistico non devono consistere necessariamente in contenuti originali, nè devono essere opere dell'ingegno. L'intenzione è quella di remunerare non solo la creatività degli autori, ma anche gli investimenti degli editori.


Il legislatore europeo sembra, quindi, aver prediletto gli autori e le testate giornalistiche, a scapito degli aggregatori di notizie online, che dovranno pertanto ottenere un'autorizzazione, si presume onerosa, degli editori per proseguire con la loro attività.


Il nuovo diritto ha, infatti, come oggetto un'ampio ventaglio di contenuti, escludendo tuttavia:

  1. gli utilizzi privati e non commerciali delle pubblicazioni di carattere giornalistico da parte di singoli utilizzatori ;

  2. i collegamenti ipertestuali (i link);

  3. l'utilizzo di singole parole o di estratti molto brevi di pubblicazioni di carattere giornalistico.

Tutti elementi privi di autonomo carattere creativo e quindi non soggetti di per sè a licenza degli autori.


Sul punto, sorge qualche dubbio sull'efficacia della norma, dal momento che, negli ultimi tempi, anche una brevissima notizia può costituire un prodotto giornalistico capace di produrre profitti, agganciandovi pubblicità o altri servizi a pagamento.


Il Parlamento europeo ha, pertanto, deciso di non inserire la "link tax", tanto temuta dagli aggregatori di notizie: questi ultimi potranno continuare a condividere liberamente frammenti di articoli e di notizie, ma non più interi articoli di stampa.


Come si evince dal secondo paragrafo dell'art. 15, il diritto in questione potrà essere invocato solo nei confronti dei prestatori di servizi dell'informazione e mai contro gli autori e i titolari dei diritti o soggetti altrimenti autorizzati.


Il regime di responsabilità


Un ulteriore disposizione nell'occhio del mirino è l'art. 17 della Direttiva.


L'attenzione del legislatore europeo è puntata proprio sui gestori delle piattaforme di condivisione, i giganti del web che si sono sempre difesi dalle accuse di generare profitti in spregio al diritto d'autore altrui, affermando di non essere distributori di contenuti, ma solo intermediari che ospitano lo scambio di contenuti tra utenti,


Con l'art. 17 della Direttiva, il legislatore europeo ha scelto di superare l'art. 14 della Direttiva 2000/31/CE che esonera i prestatori di servizi della società dell'informazione dalla responsabilità del caricamento e pubblicazione di materiale protetto dal diritto d'autore da parte degli utenti, prevedendo un articolato regime di responsabilità, che dovrebbe indurre i soggetti a negoziare licenze con i titolari dei diritti, di fatto condividendo con loro una quota degli enormi profitti che i giganti del web ricavano anche grazie agli utenti che caricano contenuti protetti da diritto d'autore.


In mancanza di tale accordo, come previsto dal paragrafo 4 dell'art. 17, i prestatori di servizi di condivisione di servizi di contenuti online (leggasi: Youtube, Facebook, ecc.) sono responsabili "a meno che non dimostrino di:

a) aver compiuto i massimi sforzi per ottenere un'autorizzazione, e

b) aver compiuto, secondo elevati standard di diligenza professionale di settore, i massimi sforzi per assicurare che non siano disponibili opere e altri materiali specifici per i quali abbiano ricevuto le informazioni pertinenti e necessarie dai titolari dei diritti; e in ogni caso,

c) aver agito tempestivamente, dopo aver ricevuto una segnalazione sufficientemente motivata dai titolari dei diritti, per disabilitare l'accesso o rimuovere dai loro siti web le opere o altri materiali oggetto di segnalazione e aver compiuto i massimi sforzi per impedirne il caricamento in futuro conformemente alla lettera b)".


Al paragrafo 6 dell'art. 17 si prevede un regime di responsabilità attenuata per le start-up con meno di tre anni di attività alle spalle e per le imprese con fatturato annuo inferiore ai 10 milioni di euro.

Contro i timori, evidenziati da molti, che una simile disciplina possa indurre le piattaforme ad introdurre meccanismi di filtraggio automatizzato ("upload filter"), comportando una indebita compressione della libertà di espressione e di altre libertà fondamentali, la direttiva prevede una serie di limitazioni all'applicazione della disciplina.


In particolare l'art. 17 par. 7 prevede che gli Stati membri provvedano affinchè gli utenti possano avvalersi delle seguenti eccezioni o limitazioni esimenti:


a) citazione, critica, rassegna;

b) utilizzi a scopo di caricatura, parodia o pastiche.


A ciò si aggiunge, al paragrafo 9, la previsione di strumenti idonei a risolvere in maniera rapida ed economica eventuali controversie. In particolare, proprio per sfatare i timori di meccanismi di filtraggio automatizzato, si prevede che "le decisioni volte a disabilitare l'accesso o a rimuovere i contenuti caricati sono soggette a verifica umana".


Attuazione della Direttiva in Italia


L'effettività delle norme descritte, nonchè l'ampiezza delle eccezioni dipenderà anche dalle norme di attuazione, che ciascuno Stato membro dovrà adottare nei due anni successivi alla data di entrata in vigore della Direttiva.


Per quanto riguarda l'ordinamento italiano, il diritto di cui all'art. 15 della Direttiva in parola sarà probabilmente inserito nel Titolo I della legge sul diritto d'autore. Sarà compito del legislatore nazionale definire il significato di pubblicazione di carattere giornalistico, presumibilmente partendo dal considerando 56 della direttiva stessa, che auspica che rientrino nel concetto contenuti di testo, audio, immagini e video presenti in quotidiani, riviste settimanali o mensili di interesse generale o specifico, incluse le riviste acquistate in abbonamento. La tutela dovrebbe, invece, essere esclusa per quanto riguarda le pubblicazioni periodiche a fini scientifici e accademici, i siti web, come i blog, che forniscono informazioni nell'ambito di un'attività che non viene svolta sull'iniziativa, la responsabilità editoriale e il controllo di un prestatore di servizi, come ad esempio un editore di testate giornalistiche.


Per quanto riguarda invece l'art. 17, è probabile che la norma venga inserita nel decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 70, attuativo della direttiva 2000/31/CE.


Peraltro, è possibile che i soggetti coinvolti, anche prima dell'attuazione, intraprendano un dialogo volto a modificare il sistema nella direzione indicata dal legislatore comunitario.

A ciò provvederà anche la Commissione europea, promuovendo dialoghi tra i prestatori di servizi online e i titolari dei diritti d'autore connessi per definire gli ambiti e le modalità applicative delle nuove disposizioni.


Avv. Federica Annoni

Studio Legale Annoni


51 visualizzazioni

Tel. 02 96753084

Fax 02 96753085

Via Isonzo 6/b - 22078 Turate, Como (CO), Italia

P. IVA 03466010133

©2018 by Studio Legale Annoni. Proudly created with Wix.com